Radar: L’onda lunga

04/05/2020 Euromobiliare AM SGR

L'Investment Strategist di Euromobiliare AM SGR presenta la settimana economico finanziaria. Approfondimenti, dati e notizie d'interesse per gli investitori.

In evidenza:

  • L’onda lunga del “whatever It takes” della Federal Reserve di marzo è alla base delle performance positive realizzate in aprile da tutte le principali asset class;
  • L’indice S&P500 mette a segno il miglior mese dal 1987, cancellando di fatto le perdite di marzo;
  • Nel mondo del credito è proseguito il trend di restringimento degli spread che ha interessato tutti i principali segmenti, dall’Investment grade all’High Yield;
  • Rendimenti governativi relativamente stabili hanno garantito performance marginalmente positive anche per questa classe di attivo;
  • Menzione speciale per il petrolio con quotazioni sull’ottovolante che, per motivi tecnici, hanno registrato valori addirittura negativi sui contratti future, per poi chiudere aprile poco sotto i livelli di prezzo di fine marzo;
  • Nel primo trimestre il PIL statunitense ha registrato una contrazione del 4,9% annualizzato e l’area euro un calo nell’ordine del 14% annualizzato;
  • Proprio questa settimana ad attrarre l’attenzione degli operatori sarà l’aggiornamento di aprile dei dati sul mercato del lavoro statunitense;
  • Il tasso di disoccupazione è atteso intorno al 16%, un record dal secondo dopoguerra.

 

L’onda lunga del “whatever It takes” della Federal Reserve di marzo è alla base delle performance positive realizzate in aprile da tutte le principali asset class.  

 

Non sorprende dunque che il risultato a doppia cifra dell’azionario globale sia da ricondurre al contributo dell’America con l’indice S&P500 che mette a segno il miglior mese dal 1987, cancellando di fatto le perdite di marzo. Temi di investimento legati alla crescita secolare, di cui tecnologia ed health care sono gli esempi più significativi e meglio rappresentati nei listini statunitensi, hanno dominato le preferenze degli investitori. Meno brillante il bilancio per le altre aree geografiche.

Nel mondo del credito è proseguito il trend di restringimento degli spread che ha interessato tutti i principali segmenti, dall’Investment grade all’High Yield, passando per il debito emergente, garantendo ritorni aggiustati per il rischio di tutto rispetto.

Spiccano in positivo le emissioni corporate europee, specchio del sostegno della BCE.

Rendimenti governativi relativamente stabili hanno garantito performance marginalmente positive anche per questa classe di attivo. Fa eccezione l’Italia, e più in generale i Paesi periferici di area euro, su cui hanno pesato le difficili trattative in sede europea.

Menzione speciale per il petrolio con quotazioni sull’ottovolante che, per motivi tecnici, hanno registrato valori addirittura negativi sui contratti future, per poi chiudere aprile poco sotto i livelli di prezzo di fine marzo. Il greggio ha comunque perso due terzi del proprio valore da inizio anno.

In sintesi aprile ha visto gli investitori focalizzati sugli effetti degli interventi realizzati a livello globale dai  policy maker, in particolare dalle banche centrali, pur in un contesto di dati macroeconomici che evidenziano con crescente drammaticità le conseguenze del lockdown.

Nel primo trimestre il PIL statunitense ha registrato una contrazione del 4,8% annualizzato e l’area euro un calo nell’ordine del 14% annualizzato, dati destinati ad un ulteriore peggioramento nel secondo trimestre; nelle due sponde dell’Atlantico infatti la fiducia delle imprese in aprile è scesa a nuovi minimi storici guidata dal comparto servizi. Non stupisce dunque che anche l’occupazione evidenzi i sintomi della pandemia.

Proprio questa settimana ad attrarre l’attenzione degli operatori sarà l’aggiornamento di aprile dei dati sul mercato del lavoro statunitense che mostreranno la più severa contrazione mensile di sempre. 

Il tasso di disoccupazione è atteso intorno al 16%, un record dal secondo dopoguerra. I nuovi occupati dovrebbero scendere di circa 25 milioni di unità, un dato trenta volte superiore al peggior rilevamento durante crisi finanziaria del 2008-2009. Per quanto riguarda la crescita salariale il numero dovrebbe ancora essere positivo, effetto ottico dettato dalla cancellazione dei posti di lavoro a basso salario.

Infine focus sulla dinamica della graduale fase riapertura che sta prendendo le mosse in alcuni Paesi sviluppati.

 

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