Radar: Le sorprese del 2018

07/01/2019 Euromobiliare AM SGR
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L'Investment Strategist di Euromobiliare AM SGR presenta la settimana economico finanziaria. Approfondimenti, dati e notizie d'interesse per gli investitori.

In evidenza:

  • Il bilancio complessivo all’insegna del risk off;
  • Sul fronte macroeconomico la parola chiave è stata “rallentamento”;
  • USA: La fotografia di fine anno è quella di uno slow down sincronizzato;
  • Mercati: eclatante la contrazione subita dai multipli del comparto azionario;
  • Emergenti: Turchia, deprezzamento della lira di oltre il 35%;
  • Materie prime: La combinazione di un dollaro forte e del rallentamento economico si è dimostrata fatale per metalli industriali e per il petrolio.
  • Italia: L’inattesa coalizione uscita dalle urne ha finito per alimentare dubbi sulla tenuta dei conti pubblici;
  • Bund: migliore asset class dell’anno. 

Durata: 4 minuti

In questa prima edizione di Radar 2019 vediamo di archiviare in modo definitivo il 2018 attraverso una carrellata delle maggiori sorprese riservateci dai mercati finanziari.  

Il bilancio complessivo, chiaramente all’insegna del risk off, è la vera sorpresa del 2018 con ritorni negativi per azionario e crediti e positivi per i governativi core. Le aspettative della maggior parte dei previsori, inclusi noi, di performance modeste ma con un segno + davanti per gli attivi di rischio sono andate disattese.

Sul fronte macroeconomico la parola chiave è stata “rallentamento” non tanto una sorpresa di per sé bensì la sua ampiezza ed intensità che ha investito prima l’area emergente, poi Europa e Giappone ed infine l’America. La fotografia di fine anno è quella dunque di uno slow down sincronizzato.

Tornando ai mercati definirei eclatante la contrazione subita dai multipli del comparto azionario. E’ vero che un certo derating rappresenta la norma in una fase matura del ciclo, tuttavia ritrovarsi con un rapporto prezzo utile più basso di quello registrato all’apice della crisi 2015-16 lascia davvero perplessi.

Senza dubbio dietro a tale malessere, oltre alla perdita di momentum macro, c’è anche la politica monetaria restrittiva americana. Cartina di tornasole di questa ipotesi sono stati i movimenti tellurici che hanno interessato l’universo valutario soprattutto emergente. Un caso su tutti quello della Turchia che a fronte dei 100 punti base di rialzo dei Fed Funds ha visto  deprezzarsi la lira di oltre 35%, forzando un aumento dei tassi ufficiali di 1525 punti base.

Non dimentichiamo poi che la Federal Reserve oltre ad azionare la leva dei tassi ha iniziato a contrarre il proprio bilancio. Ciò significa che abbiamo vissuto gli ultimi 12 mesi in un contesto di progressiva riduzione della liquidità in dollari. In quest’ottica a parere di Euromobiliare AM Sgr, potrebbe non essere proprio casuale il crash delle cripto-valute.

Ulteriore delusione è arrivata dalle materie prime che pure in una fase tardo-ciclica sono favorite e dovrebbero contribuire alla diversificazione di portafoglio, ma la combinazione di un dollaro forte e del rallentamento economico si è dimostrata fatale dapprima per metalli industriali e successivamente per il petrolio.

Arrivati a questo punto corre l’obbligo di citare i rischi politici che hanno letteralmente costellato il 2018: dalle guerre commerciali ai i gilet gialli. Ma l’oscar delle sorprese lo vince l’Italia. L’inattesa coalizione uscita dalle urne ha finito per alimentare dubbi sulla tenuta dei conti pubblici. Spread sopra 300 punti base e settore finanziario sotto pressione l’inevitabile conseguenza.

Il cerchio si chiude con il governativo tedesco. Tutto sembrava deporre a sfavore del Bund: economia domestica surriscaldata, tapering della BCE e un carry di partenza praticamente nullo; invece l’insieme degli eventi appena descritti ne ha fatto la migliore asset class dell’anno. 

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