Radar: Le sorprese del 2019

07/01/2020 Euromobiliare AM SGR
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L'Investment Strategist di Euromobiliare AM SGR presenta la settimana economico finanziaria. Approfondimenti, dati e notizie d'interesse per gli investitori.

In evidenza:

  • L’indice governativo americano ha registrato un +7% il debito emergente un +14,4% e l’azionario globale un apprezzamento del 28%;
  • Sul fronte geopolitico si è trattato di un anno vissuto sempre all’insegna dell’incertezza fra guerra commerciale e Brexit;
  • La Federal Reserve inverte completamente la rotta della politica monetaria, dopo due anni di misure restrittive;
  • Negli USA il tasso reale decennale si è ridotto di 100 punti base;
  • I differenziali di credito si sono contratti in tutto il mondo a spread da High Yield, a Investment Grade e debito emergente;
  • Italia: al crocevia di trend positivi sia sull’azionario che sull’obbligazionario  beneficia di una riduzione del rischio idiosincratico.

Durata: 3 minuti e mezzo

In questa edizione di Radar diamo un ultimo sguardo al 2019 passando in rassegna le maggiori sorprese riservateci dai mercati finanziari.  

Il bilancio straordinariamente positivo delle performance rappresenta di per sé la sorpresa del 2019 soprattutto se confrontato con le aspettative di gennaio scorso quando, dopo il traumatico quarto trimestre 2018, già si cominciava a parlare di bear market.  Solo per citare qualche numero l’indice governativo americano ha registrato un +7% il debito emergente un +14,4% e, ultimo ma non ultimo, l’azionario globale con un apprezzamento del 28%.  Cosa si cela dietro a questo risultato?

Non certo una accelerazione della congiuntura globale, che anzi si è rivelata deludente in tutte le geografie per buona parte del periodo.

Anche sul fronte geopolitico si è trattato di un anno vissuto pericolosamente sempre all’insegna dell’incertezza stretti fra guerra commerciale e Brexit.

A riaccendere la fiducia degli investitori ci ha pensato la Federal Reserve che ha invertito completamente la rotta della politica monetaria, dopo due anni di misure restrittive. Un percorso, quello intrapreso dalla banca centrale americana, che si è sviluppato in tre stadi successivi. A inizio gennaio le parole di Powell hanno aperto la strada ad un accomodamento, che si è concretizzato nel secondo trimestre in tre tagli dei tassi per un totale di 75 bps e in una espansione del bilancio di 400 miliardi di dollari, che lo ha riportato ai livelli di metà 2018.

Il meccanismo di trasmissione della politica monetaria ai mercati finanziari ha funzionato: i rendimenti governativi risk-free sono scesi guidati dalla componente reale. Negli USA il tasso reale decennale si è ridotto di 100 punti base.

I differenziali di credito si sono contratti in tutto il mondo a spread da High Yield, a Investment Grade e debito emergente.

I multipli dell’azionario si sono espansi in modo significativo, consentendo all’indice azionario globale di rompere con decisione al rialzo il trading range in cui è rimasto intrappolato negli ultimi due anni, nonostante una crescita degli utili vicina allo zero.

Infine chiusura col botto per l’Italia, che si è trovata al crocevia di questi trend positivi sia sull’azionario che sull’obbligazionario e che ha anche beneficiato di una riduzione del rischio idiosincratico. La fine del primo governo Conte ha abbattuto i timori di ridenominazione del debito pubblico (uscita dall’euro).

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