Radar: Un altro "whatever it takes"

16/09/2019 Euromobiliare AM SGR
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L'Investment Strategist di Euromobiliare AM SGR presenta la settimana economico finanziaria. Approfondimenti, dati e notizie d'interesse per gli investitori.

In evidenza:

  • I principali indici governativi lasciano sul campo in 5 sedute tra 1% e 2%;
  • Positivo  l’andamento del comparato azionario che registra guadagni nell’ordine del 1.3%;
  • Attesa riunione della Federal Reserve mercoledì 18 settembre;
  • Atteso un secondo taglio di 25 punti base dei Fed Funds a 2,00%;
  • Salari e vendite al dettaglio fotografano un’economia domestica robusta, tardo ciclica e con qualche tensione;
  • Il Brent supera i $65.

Durata: 3 minuti e mezzo

La salita dei tassi di inizio settembre ha subito una fenomenale accelerazione con i principali indici governativi che lasciano sul campo in 5 sedute tra 1% e 2%.

Molto positivo invece l’andamento del comparato azionario che registra guadagni nell’ordine del 1.3% trainato dal Giappone a livello geografico e in termini settoriali dai finanziari e dai ciclici in generale.

Tanto entusiasmo si può ricondurre a 3 ordini di motivi:

  • Ulteriori segnali di de-escalation sul fronte della guerra commerciale
  • Dati congiunturali americani robusti e migliori delle attese
  • Intervento della BCE che ha superato le aspettative

La salita dei tassi sulla parte breve della curva sembra rispondere al meccanismo del tearing che consente alle banche commerciali di depositare presso la banca centrale ammontari anche importanti senza penalizzazione.

Sulla parte a lunga ha pesato il programma di acquisto aperto di €20 miliardi mensili che gli operatori hanno immediatamente percepito come un altro “whatever it takes” rispetto all’obiettivo di far risalire le aspettative di inflazione.

La palla resta nel campo delle banche centrali anche questa settimana con l’attesa riunione della Federal Reserve mercoledì 18 settembre.

Ci attendiamo un secondo taglio di 25 punti base dei Fed Funds a 2,00% in linea con l’ipotesi di mini-ciclo accomodante (75 punti base totali) piuttosto che ad un vero e proprio ciclo espansivo di politica monetaria, ipotesi che dovrebbe trovare conferma anche nell’aggiornamento al 2022 dei Dots, ovvero le proiezioni sui tassi ufficiali dei membri del consiglio direttivo.

Una certa resistenza ad un politica super espansiva appare comprensibile alla luce del dilemma, tornato prepotentemente in primo piano nelle ultime due settimane, che si trova a fronteggiare la banca centrale. Da un lato infatti l’indice ISM manifatturiero molto debole stigmatizza le difficoltà del comparto, dall’altro inflazione, salari e vendite al dettaglio fotografano un’economia domestica robusta, tardo ciclica e con qualche tensione.

Un’ultima considerazione in merito all’attacco nel fine settimana agli impianti di raffinazione di Saudi Aramco. In attesa di chiarimenti sul reale impatto in termini taglio di produzione giornaliera di barili sauditi, l’immediata conseguenza sarà un aumento del prezzo del greggio, come confermato dall’apertura dei mercati di lunedì che vede il Brent superare i $65

Si tratta di uno shock dell’offerta che va letto soprattutto come fattore di penalizzazione per la crescita globale più che per gli effetti inflazionistici di breve, contribuendo così paradossalmente a mantenere i rendimenti governativi bassi.

 

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